Carobbio: ‘Prevenire abusi a scuola una priorità, ecco cosa stiamo già facendo’

La direttrice del Decs spiega quanto messo in campo per contrastare la violenza di genere: ‘Facciamo tanto, ma abbiamo bisogno di alleati nella società’

Era lo scorso mese di dicembre quando Più donne ha inoltrato una mozione in cui chiedeva al Consiglio di Stato un netto cambio di passo sulla prevenzione degli abusi sessuali a scuola, migliorando sensibilizzazione, direttive e strumenti di monitoraggio. Il governo non ha ancora risposto all’atto parlamentare, ma a colloquio con ‘laRegione’ la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio fa il punto della situazione su quanto è stato fatto finora e sull’impegno – suo e del Decs – in un ambito per lei fondamentale.

Posto che all’atto parlamentare di Più donne risponderete, appunto, come governo, condivide la preoccupazione e il rendere prioritario il tema?

Sì, sono d’accordo e condivido pienamente la preoccupazione. Il rispetto e la protezione dei diritti della persona, in particolare quelli delle minorenni e dei minorenni, sono fondamentali e devono orientare l’azione delle istituzioni. È un impegno che ho sempre portato avanti nel mio percorso politico e che considero centrale anche oggi alla guida del Decs. Contrastare ogni forma di abuso e lavorare sulla prevenzione significa assumersi una responsabilità chiara verso le persone più vulnerabili e verso la società nel suo insieme.

Come Decs però in questi anni passi avanti ne avete fatti. Quali nel dettaglio?

Da quando ho assunto la guida del Decs, nel 2023, ho voluto che la prevenzione delle violenze di genere, la promozione della parità e di relazioni rispettose diventassero un tema prioritario dell’azione dipartimentale, in continuità con l’impegno che avevo già portato avanti in precedenza, anche in ambito parlamentare federale, in particolare sulla lotta ai femminicidi e sulla prevenzione della violenza domestica. Grazie al lavoro delle collaboratrici e dei collaboratori del Decs, d’intesa con il Dipartimento istituzioni, il Dipartimento sanità e socialità e la Cancelleria dello Stato, è stato possibile rafforzare e sviluppare nuovi strumenti e interventi, costruendo in modo coerente su quanto già esisteva e facendo ulteriori passi concreti. Questi sforzi si sono tradotti in diversi sviluppi importanti. Poco dopo il mio arrivo, nel 2023, il Decs ha adottato per le scuole cantonali le Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico, estese a fine 2024 anche alle scuole comunali. Le Direttive introducono, tra le altre cose, un obbligo di notifica per il direttore o la direttrice che constata e/o viene a conoscenza, tramite segnalazione, di comportamenti inadeguati, con l’obiettivo di garantire una presa in carico tempestiva e coordinata da parte degli organi di conduzione e di vigilanza. Le Direttive devono essere affiancate da una sensibilizzazione del personale scolastico e da un’adeguata formazione delle docenti e dei docenti. Ecco perché ho tematizzato la questione con il Dipartimento formazione e apprendimento/Alta scuola pedagogica della Supsi e la Suffp al fine di introdurre questi temi nella formazione abilitante delle docenti e dei docenti.

C’è poi il tema dell’educazione affettiva e sessuale.

Certo, e la scuola è molto attenta a ciò. I Piani di studio comprendono, nelle loro dimensioni più trasversali, concetti come il rispetto, il consenso e l’attenzione ai limiti personali. Sempre più spesso si sviluppano negli istituti iniziative specifiche che hanno come scopo la prevenzione degli abusi e delle violenze attraverso la tematizzazione delle relazioni in ambito affettivo e sessuale. Il Dipartimento dispone di una specifica commissione, la Commissione per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, che nel 2025 ha rielaborato la propria Strategia proprio per fornire agli istituti e al corpo docente strumenti sempre più aggiornati al fine di affrontare gli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità. Al fine di rafforzare una cultura comune rispetto all’Educazione sessuale, la cui definizione olistica e comprensiva è ripresa da quella dell’Unesco, è prevista a breve una specifica azione di sensibilizzazione rivolta al corpo docente. Su queste basi, nelle scuole cantonali sono promosse attività di sensibilizzazione adeguate all’età, come “Sono unica/o e preziosa/o!” nella Scuola elementare o i recenti “Love Limits” nella Scuola media e “Batticuore” nel post-obbligo, per citarne solo alcuni. Questi interventi mirano a rafforzare le competenze di protezione personale, la prevenzione dei comportamenti lesivi e la costruzione di relazioni sane, anche in merito all’uso dei dispositivi digitali.

Il personale nelle scuole invece come viene sensibilizzato?

Con la sua formazione continua assieme ai servizi specializzati, come il Servizio di consulenza per sospetti di abuso sessuale o maltrattamento su minori, che opera in seno al Decs a supporto di direzioni scolastiche, docenti e allieve e allievi. Nel 2025, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, ho trasmesso a tutti gli istituti scolastici un documento con una selezione di materiali didattici e informativi, già in parte utilizzati da istituti scolastici, pensati per rafforzare la sensibilizzazione e la prevenzione della violenza domestica, sessualizzata e di genere. Ho inoltre segnalato alle direzioni la campagna, lanciata dal Consiglio federale a livello nazionale, di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere dal titolo ‘L’uguaglianza previene la violenza’, chiedendo loro di aderirvi. Scopo della campagna, che si protrarrà su più anni, è sensibilizzare la popolazione ai primi segnali d’allarme della violenza a casa, per strada o sul lavoro, e mostrare che l’uguaglianza è un importante fattore di protezione. Questo insieme di misure si inserisce in una visione coerente e trasversale, che considera la promozione della parità e di relazioni rispettose come una responsabilità che deve essere condivisa dall’intera società. In Ticino trova un inquadramento strategico nel Piano d’azione cantonale per le pari opportunità 2024-2027, che integra anche interventi in ambito educativo, culturale e sportivo.

Per quanto riguarda chi frequenta apprendistati?

È mia intenzione inviare a breve una lettera a tutte le aziende formatrici di apprendiste e apprendisti al fine di valorizzare e rafforzare ulteriormente l’impegno condiviso a favore del rispetto e dell’integrità personale delle giovani e dei giovani. Le aziende, grazie al ruolo centrale svolto dalle formatrici e dai formatori, sono partner fondamentali nella promozione di una cultura del rispetto, della fiducia e della responsabilità. Come Decs intendiamo continuare a investire con convinzione in questo ambito, sostenendo e valorizzando le buone pratiche già presenti sul territorio, attraverso un’azione coordinata e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, aziende e società civile.

Per lei è importante anche avere un dialogo di persona con ragazze e ragazzi?

Certo, per me è molto interessante e stimolante poter discutere direttamente di questi temi con le giovani e i giovani, constatare il loro interesse e la loro sensibilità. Avere un dialogo con loro è fondamentale per comprendere aspettative e bisogni, ma anche per fare in modo che non siano solo destinatari delle misure, bensì parte attiva della loro costruzione. In questo senso si inseriscono gli incontri che ho avuto in questi anni su invito di allieve e allievi, come avvenuto, ad esempio, nel 2025 presso il Centro scolastico per le industrie artistiche, e la partecipazione alle giornate autogestite del Liceo cantonale di Bellinzona (nel 2026, per il terzo anno consecutivo). Senza dimenticare, nel 2024 e nel 2025, gli incontri in Direzione Decs con le ragazze che hanno aderito all’attività ‘Una giornata da Direttrice’, nell’ambito della ‘Giornata Nuovo Futuro’. Occasioni preziose per confrontarsi con le giovani e i giovani su pari opportunità, stereotipi, violenza e sul ruolo che la politica può svolgere in questi ambiti.

La scuola rappresenta ancora un luogo fondamentale per imparare non solo le nozioni ma anche nel crescere come persone, e quindi in questo caso nello stare alla larga e rifiutare ogni atteggiamento inopportuno, saperlo riconoscere e di conseguenza avere gli strumenti per denunciare?

Assolutamente sì. La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma uno spazio educativo in cui si costruisce consapevolezza di sé e degli altri. Qui bambine e bambini, ragazze e ragazzi possono imparare a rispettare i propri limiti e quelli altrui, a riconoscere comportamenti inappropriati, e a sapere che chiedere aiuto è un diritto. Attraverso percorsi di educazione affettiva, atelier di sensibilizzazione e attività mirate, la scuola offre strumenti concreti per prevenire abusi e promuovere relazioni sane. Formare allievi e allieve al rispetto di sé e degli altri significa prepararli a vivere in società con maggiore autonomia e sicurezza.

Però la scuola senza le famiglie e un discorso di società da sola può far fatica. Auspica ancora una forte convergenza da parte di tutti?

Sì, la scuola fa tanto ma ha bisogno di alleati. La prevenzione degli abusi è parte di un discorso più ampio che riguarda la cultura del rispetto, la promozione di relazioni sane e paritarie e la lotta agli stereotipi e alle violenze, in particolare quelle di genere. Viviamo in un contesto in cui anche i social media, alcuni prodotti culturali e mediatici, così come certi messaggi che arrivano dalla politica, penso in particolare a quanto sta accadendo a livello internazionale, veicolano talvolta modelli fondati sulla prevaricazione e sulla violenza. È un clima che incide e che non può essere ignorato. Proprio per questo, come dicevo, è indispensabile una convergenza forte tra scuola, famiglie, istituzioni e società nel suo insieme, per affermare con coerenza valori diversi: il rispetto, l’uguaglianza, la responsabilità nelle relazioni. Lo indica la stessa Legge della scuola all’articolo 2, capoverso 1: “La scuola promuove, in collaborazione con la famiglia e con le altre istituzioni educative, lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella società e di realizzare sempre più le istanze di giustizia e di libertà”. Solo così possiamo creare contesti educativi e sociali in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi, crescano sapendo che il rispetto è un valore non negoziabile e che la tutela dell’integrità personale e della dignità umana viene prima di tutto.

Intervista a cura di Jacopo Scarinci, apparsa su laRegione il 10 febbario 2026.

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