Difendiamo la democrazia, i diritti e il servizio pubblico. Costruiamo una società più giusta! - Newsletter
Buongiorno,
bombe, civili feriti e uccisi, ospedali e scuole distrutti, un conflitto che si estende. Ancora una volta, la guerra non può essere la risposta.
Il 2026 si apre in un contesto segnato da tensioni estremamente pericolose. A gennaio, in Iran, la violenta repressione delle proteste ha nuovamente evidenziato la sistematica limitazione dei diritti fondamentali e il soffocamento delle libertà civili da parte del regime di Teheran, una deriva grave e inaccettabile che non può essere ignorata né relativizzata. Tuttavia, tali violazioni non legittimano il ricorso alla forza in violazione del diritto internazionale. L’azione militare intrapresa in questi giorni da Stati Uniti e Israele contro l’Iran solleva questioni rilevanti sul piano della legalità internazionale, in particolare rispetto alla legittimità dell’uso della forza, al principio di proporzionalità e alla protezione della popolazione civile.
Il rispetto del diritto internazionale non può essere selettivo. È un principio che deve valere in ogni circostanza, perché dalla sua applicazione coerente dipendono la sicurezza collettiva, la stabilità e la tutela dei diritti di tutte e di tutti.
Oggi più che mai è necessaria una forte capacità di reagire, di fare comunità e di non smarrire i valori che tengono insieme la convivenza. Anche a livello locale siamo chiamati a fare scelte chiare. A Lugano, poche settimane fa, le autorità cittadine hanno deciso di non autorizzare una manifestazione promossa da ambienti dell'estrema destra che, sotto lo slogan della "remigrazione", veicolava messaggi di esclusione e contrapposizione. Una scelta motivata dalla tutela dell'ordine pubblico, ma che richiama anche una questione più profonda: non tutte le parole costruiscono ponti, alcune scavano fossati. Quando il dibattito pubblico scivola verso linguaggi che alimentano paura, stigmatizzazione e divisione, diventa ancora più necessario ribadire con chiarezza da che parte stanno i valori democratici. La libertà di espressione è un pilastro irrinunciabile, ma non può trasformarsi in legittimazione dell'odio né in normalizzazione di visioni che negano dignità e diritti ad altre persone.
In questo contesto, guardiamo alle votazioni di questa domenica con senso di responsabilità. La democrazia resta lo spazio concreto in cui ciascuna e ciascuno può incidere. Ne parlo più diffusamente di seguito, nel capitolo dedicato a questo tema.
L'8 marzo è anche la Giornata internazionale della donna: un richiamo alla parità, al rispetto e alla corresponsabilità. La parità non è ancora pienamente raggiunta. Non è un traguardo acquisito una volta per tutte, ma una conquista da difendere e rafforzare. I femminicidi che continuano a verificarsi pure nel nostro Paese, Ticino compreso, ci ricordano con durezza che la strada verso una reale uguaglianza è ancora incompiuta: segnali drammatici di disuguaglianze e rapporti di potere persistenti, che richiedono un impegno costante sul piano culturale, educativo e politico. La Giornata dell'8 marzo non è una contrapposizione tra donne e uomini. Non è una linea che divide, ma una soglia che invita a entrare in una società più giusta, più paritaria e più solidale. È un richiamo alla corresponsabilità: alla necessità di costruire relazioni fondate sul rispetto, di superare stereotipi e disuguaglianze, e di promuovere una cultura in cui la libertà e la dignità di ciascuna e ciascuno non siano messe in discussione.
Anche questo fa parte dell'impegno che porto avanti nel mio ruolo istituzionale a capo del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS): affinché la parità non sia solo un principio enunciato, ma una pratica quotidiana, sostenuta da politiche coerenti e da un investimento costante nell’educazione, nella prevenzione e nella partecipazione democratica.
Votazione federale e cantonale dell'8 marzo 2026: ultimi giorni per votare!
Domenica 8 marzo 2026 saremo chiamati alle urne su temi di grande rilevanza, sia a livello federale sia cantonale. Si tratta di decisioni che toccano diritti fondamentali, qualità del servizio pubblico, tutela dell'ambiente e giustizia sociale. Partecipare al voto significa esercitare concretamente la nostra responsabilità democratica e contribuire a definire la società in cui vogliamo vivere. È un'occasione per sostenere la parità tra donne e uomini, rafforzare un servizio pubblico radiotelevisivo solido e plurilingue, proteggere l'ambiente e promuovere condizioni più eque nel lavoro e nell'economia. Recarsi alle urne resta il modo più diretto per affermare questi valori e fare la differenza, insieme.
NO all'iniziativa popolare "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)"
Assieme al Governo ticinese vi invito a respingere l'iniziativa popolare federale "200 franchi bastano!". Una riduzione così drastica del canone radiotelevisivo metterebbe seriamente a rischio il mandato di servizio pubblico della SSR, compromettendo la qualità e la diffusione dell'informazione in tutte le regioni linguistiche della Svizzera.
Un eventuale "sì" avrebbe conseguenze dirette anche per il nostro Cantone: la comunità italofona rischierebbe una sensibile riduzione delle risorse destinate alla RSI, con ripercussioni su posti di lavoro, apprendistati e sostegno a iniziative culturali e sportive. Ne risentirebbe la pluralità linguistica, che rappresenta uno dei pilastri della coesione nazionale, così come l'accesso a un'informazione indipendente e di qualità per tutte e tutti.
Il servizio pubblico radiotelevisivo svolge inoltre un ruolo importante nella formazione civica, nella promozione culturale e sportiva e nel mantenimento dei legami tra le diverse regioni del Paese. Indebolirlo significherebbe ridurre strumenti essenziali per una società informata, coesa e aperta al pluralismo.
La SSR deve poter continuare a garantire informazione, cultura, formazione e servizi di qualità a tutte le comunità linguistiche della Svizzera.
SÌ alla legge federale sull’imposizione individuale (controprogetto indiretto all'iniziativa per imposte eque)
L'imposizione individuale rappresenta un passo importante verso una maggiore equità fiscale e verso la parità. Ogni persona, indipendentemente dallo stato civile, verrebbe riconosciuta come contribuente autonoma, con il diritto di essere tassata sul proprio reddito e patrimonio. L'attuale sistema penalizza in particolare molte coppie sposate, incentiva il lavoro a tempo parziale soprattutto tra le donne e contribuisce a mantenere dipendenze economiche che possono riflettersi anche sulle rendite pensionistiche.
Dire "sì" significa favorire l'indipendenza economica delle donne, ridurre il rischio di povertà nella terza età, rendere il sistema fiscale più equo e valorizzare pienamente le competenze e il contributo delle lavoratrici qualificate nel mercato del lavoro.
Per indicazioni sugli altri temi in votazione, maggiori informazioni qui.
Giornata della Memoria 2026 - Riflettere sul passato per agire nel presente
In occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio 2026 ho voluto dedicare un momento di riflessione su storia, presente, fragilità e resilienza. Sul quotidiano laRegione è apparso il mio articolo "(Neo)fascismi, autoritarismo e memoria: quando il passato torna a interrogarci", in cui evidenzio come derive autoritarie e nazionaliste continuino a manifestarsi anche nelle democrazie contemporanee e quanto sia importante non sottovalutare questi segnali, né a livello internazionale né sul nostro territorio.
Il fascismo e le diverse forme di autoritarismo non appartengono solo al passato né sono fenomeni marginali. Spesso nascono da crisi di fiducia nelle istituzioni, incertezze sul futuro e utilizzi strumentali del nazionalismo. Quando vengono normalizzati o tollerati mettono a rischio Stato di diritto, diritti umani e solidarietà.
Anche sul nostro territorio la storia parla attraverso esempi concreti. La recente posa di una targa commemorativa a Brissago ha ricordato il coraggio delle operaie della Fabbrica Tabacchi e della popolazione locale che nel 1944 impedirono il respingimento di profughi in fuga dal nazifascismo. Ottant'anni dopo, quell'atto di solidarietà continua a interrogarci e mostra come anche gesti quotidiani possano incidere realmente. Episodi più recenti, come l'imbrattamento del monumento di Lodrino con svastiche e riferimenti al "duce", ricordano però che il rischio delle ideologie autoritarie non è mai del tutto distante né puramente teorico.
Ritengo fondamentale che la memoria abbia un impatto concreto sulle giovani generazioni: non solo ricordare, ma comprendere, interrogarsi e trarre insegnamenti utili per il presente. La memoria è uno strumento educativo prezioso per sviluppare pensiero critico, senso civico e capacità di riconoscere tempestivamente i segnali dell’intolleranza e della discriminazione. Ho fiducia nelle giovani e nei giovani e nella loro sensibilità verso questi temi. Offrire occasioni di confronto guidato con la storia significa rafforzare valori come la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e una partecipazione consapevole e attiva alla vita democratica.
Ricordare, da solo, non basta. La memoria diventa davvero significativa quando orienta le scelte del presente. Di fronte a conflitti, autoritarismi e ingiustizie, ciascuno di noi è chiamato a scegliere con consapevolezza da che parte stare e ad agire con responsabilità, partecipazione e spirito civico.
Leggi l'articolo completo qui.
"Giocare alla pari: etica, rispetto e uguaglianza nello sport"
Sono lieta di condividere il successo del primo Simposio cantonale sullo sport, organizzato dall'Ufficio dello sport del DECS, dal Servizio per le pari opportunità della Cancelleria dello Stato e dal Servizio per l'aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS). Ho avuto il piacere di portare il mio saluto alle partecipanti e ai partecipanti: è stata un'importante occasione di confronto tra istituzioni, mondo sportivo e società civile per riflettere sul ruolo dello sport nella nostra comunità e sui valori che desideriamo promuovere.
Da quando sono a capo del DECS porto avanti con convinzione l'impegno per le pari opportunità in tutti gli ambiti di competenza, dall'educazione alla cultura fino allo sport. Questo primo Simposio ha posto un'attenzione particolare al tema della parità di genere nello sport, campo in cui persistono ancora disuguaglianze nell'accesso alle discipline, nelle opportunità di carriera, nella visibilità e nel riconoscimento delle atlete, così come nella presenza femminile nei ruoli decisionali. Accanto a questi aspetti strutturali, è fondamentale interrogarsi sugli stereotipi che continuano a influenzare le scelte sportive fin dall’infanzia: alcune discipline sono ancora percepite come "più adatte" a un genere piuttosto che a un altro, limitando la libertà di scelta sia delle ragazze sia dei ragazzi. Promuovere pari opportunità anche nello sport significa quindi lavorare affinché la pratica sportiva sia realmente accessibile, inclusiva e coerente con valori di rispetto, solidarietà e collaborazione.
In questa prospettiva, il DECS sta elaborando una strategia cantonale dello sport con l'obiettivo di definire orientamenti e priorità per il futuro. Un sondaggio rivolto all'intera popolazione permetterà di raccogliere percezioni, aspettative e proposte: vi invito a partecipare e a contribuire con le vostre idee, così da costruire insieme uno sport sempre più aperto a tutte e tutti, capace di valorizzare talento, impegno e coesione sociale.
Puoi partecipare al sondaggio fino al 31 marzo 2026 qui.
Puoi leggere il mio saluto di apertura del Simposio qui.
Trovi il comunicato stampa relativo al Simposio qui.
Trovi il servizio de Il Quotidiano (RSI) qui.
Prevenzione della violenza, pari opportunità e ruolo educativo della scuola
Come donna, come politica e come femminista, martedì 24 febbraio ho partecipato al presidio “Basta violenza contro le donne!” in Piazza Governo a Bellinzona. È stato un momento intenso, attraversato da dolore e determinazione, in cui è emersa con forza una consapevolezza condivisa: la violenza di genere non è un fatto privato, ma una responsabilità collettiva.
Durante il presidio è stato toccato anche il tema della scuola e dell’educazione all'affettività e al rispetto, come leva fondamentale di prevenzione. È un ambito sul quale stiamo già lavorando con impegno, pur sapendo che il percorso è ancora lungo e che il cambiamento culturale richiede tempo, coerenza e continuità.
Proprio su questi aspetti ero tornata nell'intervista pubblicata da laRegione il 10 febbraio 2026: la prevenzione della violenza e la promozione di relazioni rispettose devono iniziare presto, con strumenti adeguati e con un'alleanza educativa forte. Le direttive sui comportamenti inadeguati, i programmi di educazione affettiva e sessuale, la formazione del personale scolastico e le attività di sensibilizzazione non sono interventi isolati, ma parti di una strategia più ampia voluta e portata avanti dal DECS. L’obiettivo è offrire a bambine e bambini, ragazze e ragazzi gli strumenti per riconoscere dinamiche problematiche, sviluppare consapevolezza e costruire relazioni sane.
Sappiamo che non basta. Servono mezzi, risorse, educazione e politica paritaria. E servono scelte coerenti.
Mentre oltre mezzo milione di persone in Svizzera ha chiesto maggiori investimenti per combattere la violenza contro le donne – la più grande petizione della storia del Paese – a livello federale si discute di ridurre i fondi destinati alla formazione specialistica del personale che opera nei centri di consulenza per le vittime. È un segnale che interroga e che rischia di indebolire un sistema che deve invece essere rafforzato.
La protezione dalla violenza è un compito fondamentale dello Stato. Non può essere subordinata a logiche di risparmio. Occorre un impegno solido e duraturo, dalla prevenzione al sostegno alle vittime. Anche nella scuola, dove si costruiscono le basi di una cultura del rispetto, vogliamo continuare ad avanzare con determinazione, rispondendo a un'esigenza che arriva chiaramente anche dalla popolazione.
Oggi più che mai è necessario esserci. Con responsabilità, con coerenza, con continuità.
Puoi leggere l'intervista completa a laRegione qui.
Vi ringrazio per seguirmi nella mia attività politica. Rimango volentieri a disposizione per degli scambi di opinioni.
Cari saluti,
Marina
