Una società che si prende cura di sé - Newsletter

Buongiorno,

capita spesso, nel parlare di ciò che ci circonda, di usare parole che sembrano semplici ma che in realtà aprono mondi interi. "Noi" e "gli altri", per esempio. Due parole che scorrono facilmente nei discorsi pubblici, ma che diventano meno ovvie se ci si ferma un momento a chiedersi dove passi davvero la linea che le separa, e chi abbia il potere di tracciarla.
 
Gli "altri" cambiano volto a seconda delle paure e delle tensioni del momento. Ed è spesso nei momenti di incertezza che il linguaggio della paura trova spazio con più facilità: promette ordine e controllo, ma finisce per semplificare realtà molto più complesse e intrecciate.
 
Eppure non viviamo in mondi separati. Viviamo in uno spazio condiviso, fatto di relazioni, lavoro, responsabilità e conseguenze comuni. Anche per questo vale la pena interrogarsi su parole come "sostenibilità": sostenibile per chi? E a scapito di chi?
 
Il 14 giugno saremo chiamati a votare anche sull’iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)". Non condivido questa impostazione. Credo che il rischio sia quello di indicare negli "altri" il problema, spostando l'attenzione dalle vere cause delle difficoltà che viviamo: pressione sui salari, crisi abitativa, costi sanitari e indebolimento del servizio pubblico.
 
Le sfide sono reali e vanno affrontate. Ma non alimentando divisioni o semplificazioni. Servono invece politiche che rafforzino la coesione sociale, il potere d'acquisto e la qualità dei servizi pubblici. Per questo, al di là degli slogan, la domanda che resta aperta è semplice e decisiva: vogliamo affrontare il futuro continuando a stringere i confini del discorso, oppure provando ancora a costruire risposte che non si reggano sulla paura, ma sulla responsabilità condivisa?

Votazione federale e cantonale del 14 giugno 2026

Domenica 14 giugno saremo chiamate e chiamati alle urne su temi importanti, a livello federale e cantonale. Oggetti diversi tra loro, ma accomunati da una stessa cosa: riguardano il modo in cui vogliamo organizzare la convivenza, i diritti, la qualità  e le condizioni di vita nel nostro Paese.
Votare significa proprio questo: prendersi uno spazio di responsabilità concreta, non delegata. Non lasciare che siano altri a decidere al posto nostro la direzione che vogliamo prendere come società.

NO all'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)"

Se si va oltre gli slogan, questa iniziativa non parla solo di numeri o soglie, ma di ciò che tiene insieme ogni giorno il Paese: persone, lavoro, relazioni. Tocca settori in cui la collaborazione con chi viene da fuori è già oggi essenziale - dalla sanità all'edilizia, fino alla ristorazione e a molte PMI. Mettere in discussione questi legami significa indebolire non solo l'economia, ma anche la continuità dei servizi e la stabilità di cui abbiamo bisogno.
Inoltre, c’è una dimensione umana che non si può ignorare: famiglie, colleghi, vicini di casa che vivono qui, lavorano qui, contribuiscono alla nostra società. Creare incertezza sui loro diritti o sulla possibilità di restare insieme significa introdurre fratture che non sono solo economiche o giuridiche, ma sociali. Per questo il "no" è anche una scelta di realismo: proteggere la stabilità economica e sociale del Paese, invece di affidarsi a soluzioni che rischiano di alimentare divisioni senza risolvere i problemi

NO allamodifica della legge sul servizio civile

Il servizio civile è una risorsa concreta per il funzionamento quotidiano del nostro Paese. Nei fatti, i civilisti sono presenti dove spesso mancano mani e tempo: negli ospedali, nelle case di cura, nelle scuole, ma anche nella protezione dell'ambiente, nella cura del territorio alpino e in molte attività agricole ed economiche locali. Ridurre in modo significativo le ammissioni significa indebolire proprio questi settori, con conseguenze dirette sulla qualità dei servizi e sul carico di lavoro del personale già sotto pressione.
C'è poi un aspetto più ampio che riguarda il valore stesso dell'impegno civile. Rendere più difficile l'accesso al servizio civile significa scoraggiare un'esperienza che oggi contribuisce in modo importante al bene comune, sia sul piano sociale sia su quello ambientale. In un momento in cui molte strutture faticano a reggere la domanda di assistenza e cura, la scelta più coerente sembra piuttosto quella di rafforzare queste forme di contributo, non di ridurle.

Per indicazioni sugli altri temi in votazione, maggiori informazioni qui.  ‍

Servono risposte, non semplificazioni

L'intervista con Gianni Righinetti a La domenica del Corriere è stata per me un'occasione importante per mettere a fuoco alcune delle sfide concrete che abbiamo davanti e, soprattutto, alcune delle risposte che sto costruendo insieme al Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport.
In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a comprimere la complessità in formule rapide, credo sia fondamentale tornare al merito delle questioni. Le sfide che affrontiamo non si risolvono con letture semplificate, ma con strumenti adeguati e con la capacità di tenere insieme più dimensioni: sociali, economiche e istituzionali.

Ho ribadito l'importanza di continuare a investire nella scuola pubblica, nel benessere delle allieve e degli allievi, nella formazione professionale e nella presa a carico delle situazioni di fragilità. Ho anche ricordato quanto il tema del potere d'acquisto resti centrale. La crescita continua dei premi di cassa malati pesa sempre di più sulle economie domestiche, ed è giusto che la politica trovi risposte concrete. Per questo considero importante applicare le iniziative approvate dalla popolazione per sostenere chi fa più fatica, anche attraverso misure fiscali che chiedano un contributo maggiore alle persone molto facoltose.

Sono convinta che le sfide che viviamo non si affrontino inseguendo le paure del momento o con soluzioni semplicistiche, ma con politiche serie, capaci di tenere insieme giustizia sociale, qualità dei servizi e solidità economica.

Trovi la puntata de La domenica del Corriere qui.
Trovi l'articolo apparso sul Corriere del Ticino qui.  ‍

Leggere la complessità, costruire assieme risposte

Giovedì 23 aprile ho partecipato alla conferenza stampa in cui è stato presentato il primo rapporto del gruppo di lavoro del DECS "Migrazione e diversità", che ho voluto istituire nel 2024. Una scelta precisa: perché la pluralità non è un tema marginale, ma una realtà strutturale della nostra società e della nostra scuola. L'aumento delle allieve e degli allievi con un retroterra migratorio, così come le disuguaglianze e le discriminazioni che emergono anche in ambito formativo, richiedono risposte sistematiche e non episodiche.

Il rapporto mette in luce sia molte esperienze positive già presenti nelle scuole ticinesi, sia la necessità di rafforzare coordinamento, strumenti comuni e formazione. Come DECS vogliamo ora tradurre questo lavoro in misure concrete: rafforzare la formazione del corpo docente sui temi della diversità e della prevenzione delle discriminazioni, migliorare il coordinamento tra scuola e servizi del territorio e consolidare progetti strutturati di integrazione e accoglienza.

Si tratta di un percorso importante, che punta a rendere il nostro sistema educativo sempre più capace di leggere la complessità della società e di garantire pari opportunità a tutte e a tutti.

Trovi i documenti della conferenza stampa qui

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Vi ringrazio per seguirmi nella mia attività politica. Rimango volentieri a disposizione per degli scambi di opinioni.

Cari saluti,
Marina

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Marina Carobbio: «È tempo di mettere mano ai compiti dei Dipartimenti»